
Stefano Cerioni ad Atlanta 1996Nei campionati del Mondo di Barcellona '85 cede di schianto ai quarti, dopo aver battuto però il campione in carica, il
russo Romankov con l'ultima stoccata portata alla schiena con un salto in alto, in piena elevazione. È la mitica fuettata.
Ci catapultiamo nel 1988. Cerioni vince la coppa del Mondo e si prepara per Seul. Partenza in salita, con una sconfitta inattesa. Ma si rialza subito. Negli ottavi rimonta dallo 0 a 5 al 10 a 8. In semifinale sconfigge il russo Romankov per 10 a 5. La finale è con il tedesco orientale Udo Wagner che batte per 10 a 7. È
oro olimpico.
Irruenza negli assalti, acume tattico, imprevedibilità e grande temperamento. Sono gli ingredienti che lo hanno portato sul tetto del mondo.
Nell'89 e nel '90 perde in finale il titolo di campione italiano. Per Cerioni è un
trofeo stregato: in tutta la sua carriera sono stati ben nove i secondi posti negli assoluti.
Tra Seul e Barcellona '92 Cerioni alterna alti e bassi. Ma finalmente arrivano le Olimpiadi e la possibilità di difendere il titolo. Ci si mette però il mal di schiena e un arbitraggio quantomeno contestabile nei ripescaggi. Cerioni è subito fuori. Non si arrende e nel '93 è
secondo ai
Giochi del Mediterraneo. L'anno dopo torna alla vittoria in coppa del Mondo a L'Avana. A marzo '96 riceve l'
investitura di
Ezio Triccoli: sarà lui a continuare l'opera del maestro in palestra.
Non è ancora il tempo per svestire la tuta. Cerioni viene convocato alle
Olimpiadi di Atlanta, dove esce al primo turno. Un anno dopo vince i Giochi del Mediterraneo, ma ormai la sua parabola agonistica è in fase discendente. Stefano Cerioni si prepara a raccogliere l'
eredità di Triccoli in palestra: «È l'unica persona che riesce a
cambiare l'andamento della
gara stando
fuori dalla pedana», parola di Annalisa Coltorti. «Io non so come fa ma ha sempre la
parola giusta al
momento giusto». Il
copyright, questa volta, è di Giovanna
Trillini. Attualmente è
commissario tecnico - con
ottimi risultati - delle
nazionali di fioretto.