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Stefano Cerioni /1
 

Uno Stefano Cerioni commosso
sul podio olimpico di Seul 1988
L'eroe di Seul nasce a Madrid il 24 gennaio 1964. A sette anni i genitori,
di ritorno a Jesi, lo portano dall'amico di famiglia, Ezio Triccoli. «Lo impostai come sciabolatore e fiorettista - racconta il maestro nel 1983 - Come sciabolatore non era male, tanto che ottenne qualche discreto successo; ma il fioretto era la sua passione». Negli annali della scherma il suo nome non compare subito. Tra i giovanissimi ottiene buoni piazzamenti e diversi titoli regionali. Ha una stazza e una forza atletica poco congeniale per il fioretto. O almeno così ritengono i puristi della specialità, ma non Triccoli che sulla sua scherma fantasiosa e imprevedibile di questo ragazzone di un metro e novanta punta tantissimo. E a ragion veduta. «Cerioni - scrive Alessandro Vespignani - accende la prima scintilla di un fuoco rivoluzionario destinato a ridurre in cenere schemi e convenzioni ingessate in gusci apparentemente inviolabili. Stefano attacca, urla, salta e balla in pedana come Cassius Clay sul ring cercando costantemente con la punta della sua arma la schiena dell'avversarioe dirigendo spesso il fioretto fuori dai percorsi classici imposti dalla cultura schermistica tradizionale». Nel 1982 è sesto ai campionati del Mondo under 20 a Buenos Aires (al terzo posto c'è un altro jesino, Danilo Montanari). Nel 1984 il "Ciclone" diventa campione del Mondo giovani a Leningrado. Qualche mese dopo ci sono le Olimpiadi di Los Angeles. Vince due medaglie, bronzo nell'individuale e oro a squadre. Quel bronzo, maturato nella sconfitta in semifinale con il compagno di nazionale, Mauro Numa, non gli va giù, ma dovrà attendere quattro per la rivincita.
 
 
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