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Il maestro Triccoli /1
 

Ezio Triccoli e la figlia Maria Cristina
«Ci sono artisti che realizzano
opere d'arte e artisti che fanno della
loro vita un'opera d'arte. Mio padre
era sicuramente del secondo tipo»
Nel maggio 1996 moriva Ezio Triccoli, maestro di scherma e fondatore del club. Al suo nome sono legati i successi internazionali che hanno costellato la storia del fioretto a Jesi.
Tutto iniziò in Sudafrica durante la II guerra mondiale. Il sergente maggiore Triccoli è prigioniero nel campo di concentramento di Zonderwater. Ed è proprio lì che, durante la detenzione, apprende i primi rudimenti della scherma da un sottufficiale inglese.
Ne resta rapito. Costruisce lame e maschere con tutto ciò che il deserto e l'aspra vita di prigioniero può offrire.
E sogna. Sogna di tornare a Jesi e fondare una scuola di scherma.
Nel 1947, al ritorno nella sua città natale, inizia ad insegnare scherma su invito di due studenti. Un anno dopo nasce il Gruppo schermistico jesino. Triccoli avvicina alla scherma i primi ragazzi. Non ha però il titolo professionale di maestro, che conseguirà solo nel 1962 all’Accademia di Napoli. Lievitano intanto gli atleti e gli impegni, mentre la scherma jesina comincia ad imporsi nel panorama nazionale e internazionale.
Triccoli apporta una vera rivoluzione nella scherma. Supera una visione classica della postura e dei movimenti in pedana. Triccoli introduce delle vere e proprie "eresie", nella posizione del polso, nelle cosiddette "abbreviature" dei movimenti classici studiate anatomicamente per garantire maggiore velocità ed efficacia, passando per lo zigzagare in pedana e per i colpi imprevedibili di Stefano Cerioni, colui che Triccoli designerà come suo erede al Club scherma.
 
 
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